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Leggenda degli Specchi Ustori
Archimede e Siracusa tra Storia e Fantasia
di Francesca Sonia Sabatino
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La vita di Archimede fu influenzata dalla natia citta' di Siracusa ed essa, a sua volta, fu condizionata dall'operato del piu' grande matematico e fisico di tutti i tempi. Infatti, sia la storia sia le leggende della citta' sono legate ad Archimede.

La leggenda vuole che nel 216 a.C., quando egli aveva gia' piu' di settant'anni, mori' Gerone, il tiranno della citta'. Siracusa si alleo' con i Cartaginesi e, per tanto, venne assediata dall'esercito romano comandato dal console Claudio Marcello.
Scegliendo questo tipo di alleanza Siracusa prendeva una posizione all'interno della seconda guerra punica. Archimede era gia' vecchio e desideroso di continuare tranquillamente i suoi studi, ma i suoi concittadini gli chiesero di aiutarli a difendere la citta'. Egli accetto' e i romani si accorsero ben presto di cosa fosse capace il genio siracusano che per ben tre anni tenne in scacco l'armata di Marcello.

Lo scienziato si mise subito all'opera progettando una macchina bellica che funzionava per mezzo di leve e pulegge, meccanismi dei quali era insuperabile. Si trattava di una mostruosa tenaglia che afferrava tra le sue spaventose braccia la nave nemica sconquassandola. Sulle navi ancorate a breve distanza, cominciarono a lanciare pesanti massi tramite delle catapulte che schiacciavano ponti e fiancate, spezzavano alberi e massacravano equipaggi.

Ma l'invenzione che piu' ha colpito la fantasia popolare e' quella degli "Specchi Ustori" che Archimede avrebbe usato per bruciare le navi romane.
La struttura e' costituita da almeno ventiquattro grandi specchi piani, disposti in una figura esagonale su un graticcio ruotante su un palo fissato al terreno. Lo specchio centrale serviva a dirigere il raggio solare riflesso sull'obiettivo nemico, mentre gli specchi laterali venivano fatti convergere con un sistema di cinghie. I raggi del Sole concentrati dagli specchi in un unico punto sarebbero stati in grado di bruciare il legno delle navi romane.

Le fonti che riportano l'uso degli specchi ustori da parte di Archimede risultano tuttavia poco credibili. Piuttosto si e' sostenuto che alla base della leggenda vi sia un'errata traduzione di una voce greca che si sarebbe riferita a "sostanze incendiarie" e sarebbe stata tradotta erroneamente come specchi ustori.

Cio' avvenne perche' Archimede riusci' veramente a bruciare delle navi romane perfezionando, pero', armi da getto in grado di lanciare sostanze incendiarie.
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